Fiabe - Parte 2
- Sharon

- Dec 29, 2025
- 13 min read
Dedicato a tutti coloro che vanno avanti nella vita con dei sogni e delle speranze.
Indice

8) Il nome di un fiore
Il nome di un fiore le si addiceva come
un guanto che calza a pennello. Lei era l’eleganza e la grazia fatta a persona.
Era anche forte, così come la natura che reclama il suo posto e fa breccia nel cemento. Lei era così: forte e delicata allo stesso tempo.
Un giorno un ragazzo la raccolse e la mise in un ambiente migliore, fatto d’amore e
di rispetto. Un ottimo nutriente per crescere sani. Quando la vita cercava di appesantirla, lui era per lei come un ramo che la teneva dritta e la faceva guardare in alto, ricordandole così tutto ciò per cui lei era grata.
Nonostante la sua giovane età, la vita l’aveva fatta crescere in fretta. Pratica e razionale,
ma anche dotata di un incredibile cuore. I due giovani, con il loro amore, coltivarono un giardino e nel parco della loro vita degli amici li avevano seguiti. Prezzemolo, menta piperita, pomodorini,... se c’era un’altra dote che il nostro fiore aveva, era quella di creare gustose delizie ed opere d’arti.

Un giorno si dipinse, come un fiore tra i tanti, ma il suo amato lo vide e con il permesso di lei, le corresse il
disegno. Ora c’era un unico chiaro fiore a destra e tutti gli altri sfumavano, passando inosservati. “Tu mia cara sei così” le disse lui. La gioia si impossessò del momento.
Capita che la vita ci porti a dubitare di noi stessi. Siamo i protagonisti, eppure alle volte ci sentiamo delle comparse.
“Non ti dimenticare mai che tu hai un
posto importante.” Il suo amato continuò:
“fai scivolare via tutto ciò che non ti appartiene. Sei perfetta così come sei e ti trovi al posto giusto nel momento giusto mia cara. Puoi sentirti un fiore qualunque ma sei speciale e la tua bellezza irradia ogni cosa. Non dubitare mai di ciò che sei in grado di fare, c’è un posto per te che solo tu puoi occupare. Possa Dio guidarti, verso i desideri del tuo cuore e possa Egli mostrarti il tuo posto d’onore.
Sei importante”.

9) Una nuova strada
Come di consuetudine, Rosalia calò la sua lunga treccia per Kyne, il quale ogni giorno le faceva recapitare una lettera d’amore da un’oca selvatica. Però, diversamente dagli altri giorni, un’amara sorpresa la colse quando vide che gli occhi del suo magnifico amore da verde smeraldo erano diventati di un pallido grigio spento.
“Amore mio, la tua matrigna ci ha scoperto e ha voluto punirmi.” disse Kyne. Rosalia stava per curarlo con i suoi capelli magici ma prima che potesse farlo, lui cambiò sembianze e di fronte a lei apparve la matrigna. “Eh, ti piacerebbe che fosse lui ad essere punito ma sei tu che hai tradito la mia fiducia!” disse la strega. La giovane non fece in tempo a dire nulla che fu resa cieca, però in cuor suo, nonostante la paura, era confortata dal fatto che il suo amore aveva ancora la vista. La strega decise di murare viva la ragazza nel palazzo, sicura che l’amato di lei, disperso in chissà quale foresta, non l’avrebbe mai raggiunta in tempo per salvarla. Ma si sa, i cuori nobili trovano compagnia. Fu così che Kyne fece conoscenza di alcune creature magiche che lo aiutarono a fare ritorno dalla sua amata. Trasformarono la torre in pezzi incastrabili e si divertirono a smontarla pezzo per pezzo. Rosalia corse tra le braccia del suo amore. Fecero una bella giravolta, si sorridevano e si stringevano forti, di quella dolce forza che ti rivela la paura di aver quasi perso qualcosa di molto prezioso.
“Perché non ti sei guarita?” Le chiese lui confuso. “Non hai notato?” Rosalia fece un giro su se stessa “Quando mi ha tagliato i capelli, ho perso la magia.” Disse lei con la testa bassa. Lui le prese delicatamente il mento tra le mani “Non arrenderti.” le disse, asciugandole le lacrime e baciandole gli occhi. “Sei una ragazza in gamba, sono sicuro che troveremo una soluzione. Ti amo” “Ti amo anch’io”. Rosalia non recuperò la vista ma non si arrese ed imparò a leggere il braille. Kyne incoraggiò Rosalia a perseguire i suoi sogni ed aprirono così una scuola per insegnare il braille anche ai più piccoli. La loro storia incoraggiò tutte le persone che incontravano sul percorso a non arrendersi mai perché da quella che può sembrare una sconfitta può nascere qualcosa di meraviglioso.

10) I sogni guariscono
Chiuse gli occhi e si assopì su quel
libro che tanto amava. Soldatini di legno, bambole che prendevano vita, fate, sirene,... un luogo dove poteva decidere
di essere chiunque volesse essere. Senza regole, senza la noia della vita quotidiana. Decise così di essere mezza cerbiatta e mezza gatta.
Sapeva che lo avrebbe incontrato.
Nel mondo dei sogni circolava un nuovo tirocinante da 30 giorni. Troppo giovane e curioso per starsene in disparte quando poteva prendere luogo nei posti incantati e godere della fantasia degli altri. Era come guardare un film ma allo stesso tempo esserne parte.
Nonostante le libertà che Adam si prendeva, i guardiani del sonno erano chiamati ad essere osservatori astenuti. Infatti i guardiani del sonno non dovevano entrare a far parte dei sogni ma rimanere vigili ad ogni possibile pericolo che il sognatore potesse incontrare ed essere pronti a svegliarlo in tempo per salvargli la vita. Sì, avevano anche la regola di risvegliare tutti quei sognatori che preferivano evitare il mondo reale e rinchiudersi in quello dei sogni. Era proibito. La vita è un dono prezioso e quindi era giusto che venisse vissuta. Anche se con dolore, proprio perché se non conoscessimo la sofferenza, non saremmo in grado di apprezzare la bellezza della bontà e della gioia.
Scappare dalla realtà era il piano di Ella. Il mondo reale le sembrava troppo difficile e complicato. Perciò iniziò a rintanarsi nei pisolini.
Fu così che il nostro Adam rischiò guai seri ma fece anche la differenza. Per osservare meglio Ella ed il suo fantastico mondo, passando in osservato dagli altri guardiani del sonno, si trasformò in un cucciolo di tigrotto bianco. Non capiva perché era così attratto dalla fantasia di lei. C’erano tanti bambini dai sogni bizzarri ma i suoi, benché unici, avevano qualcosa di familiare.
I due bimbi si ritrovarono così a ballare sopra le onde del mare, baciati dal sole e con enormi tulipani che uscivano dalle acque. Entrarono in uno dei fiori e al centro li attendeva un tavolo con dei formaggi e dei granchietti che ballavano il merengue.
Mangiando a passi di danza si misero a fare il trenino con le creature li vicino. Entrarono in una porta e furono accolti da una poetessa dalle sembianze di un'elfa la quale sorseggiava una tazza di tè.
Li osservava e con gran cuore disse: “Luminose stelle del cielo! Quale onore avervi qui! Come posso aiutarvi?” “Vorrei sapere cosa fare” disse Ella. L’elfa la guardò con tenerezza
e con un dolce sorriso le disse: “La risposta è nel tuo cuore piccina. Il tigrotto è un gran curiosone, tanto è il suo aiuto che ti potrà risultare scontroso.” I due bambini si scambiarono uno sguardo stupito, ignoranti di fare parte l’uno nella trama dell’altra.
Tutto si fece scuro intorno a loro ed apparve un vetro luminoso che attraversarono insieme.
I tasti del piano forte li accompagnarono lungo una via nel cielo, assieme ad una melodia tanto dolce quanto amara. Il tigrotto parve così realizzare ciò che prima gli era celato:
“Ella, sono io!”
“Io chi?” chiese lei confusa.
“Il tuo fratellino.” rispose il tigrotto.
Il terrore la pervase. “Sono io!” ripeté lui. Ella fu colpita come da una forza invisibile che la catapultò a terra. La ghiaia scura tra le mani.
Terra. Aridità. Tenebre.
Una crepa si formò sotto di lei, facendola precipitare in un volo che sembrava infinito. Frammenti di specchio le apparivano ora a destra, ora a sinistra.
“Non sappiamo se sopravvivrà” disse sua mamma, attraverso uno di quei frammenti, mentre guardavano il suo fratellino.
Ella, nei suoi 10 anni, si sentì colpevole come non mai: la vita del suo fratellino rischiava di divenire cenere e tutto per uno stupido gioco!
Era Ella cattiva? Di certo ci si sentiva. Perché era successa una tale cosa? Perché il suo fratellino era in coma e non lei? Con tutte queste domande burrascose che le navigavano
il cervello, gli occhi le si riempirono di lacrime. “Assassina, assassina, sei un’assassina!”
si urlava contro.
Ella stava dormendo ormai da troppo tempo nascosta nel fienile, con nessuno in grado di richiamarla nel mondo reale.
“Quando cerchi di scappare dalla realtà, essa finirà sempre per trovarti” le disse Adam, con occhioni tristi. “Però c’é sempre un altro punto di vista!” abbracciò così sua sorella, con compassione.

L’oscurità fece spazio ad un arcobaleno. Ora Ella non si sentiva più cadere.
Era stabile tra le braccia del suo fratellino.
Le lacrime le rigavano il viso. “Non volevi farmi del male, io questo lo so. La vita sembra darci solo due soluzioni: o bianco
o nero, ma esistono le sfumature. Non vivere la vita come una vittima e non sentirti una carnefice. Ogni giorno hai la possibilità di reinventarti e rompere gli schemi.” Adam le diede un bacino sulla guancia. Dietro di loro un ghiacciaio si sciolse, come la paura nel cuore di lei. “Ti voglio bene sorellina e questo non cambierà mai” i due si abbracciarono.
Il mondo attorno a loro andava sgretolandosi e così Adam per l’ultima volta risvegliò la sognatrice dal suo sogno.
“Ella, dove sei stata? Vieni qui!
Il tuo fratellino si è risvegliato!”

11) L’accoglienza che cambia
Ci fu un avvenimento strano, in un certo periodo della storia, dove i bambini andavano a dormire e si risvegliavano
3 mesi dopo. Per tutto quel tempo respiravano e i loro cuoricini battevano, solo non rispondevano al presente. Nonostante al risveglio tornassero tutti
e tutti con una maggiore gioia, ogni casa tremava all’idea che quella sorte potesse abbattersi sui propri figli. “Steve, la smetti di flirtare con le sirene? GRAZIE.” “Trinity, non ci sto provando!” Disse lui con un sorriso. “Allora lasciati mangiare da loro! Umpf!” si girò lei col broncio. “Trinity, Trinity, lo sai che io ho solo occhi per te! Non è colpa mia se ci provano!” “Ma tu sei responsabile delle tue azioni e con chi passi il tuo tempo!” disse lei arrabbiata. “Ti piacerebbe se io passassi il mio tempo con quei centauri?” chiese lei mentre i loro occhi si fecero strada verso la prateria ed i torsi nudi.

“No!” disse Steve, imbronciandosi a sua volta, ma iniziando a capire i sentimenti di lei. “Ecco! Allora abbi rispetto verso te stesso e verso la nostra relazione. Se ci tieni davvero dovresti essere disposto a proteggere ciò che abbiamo.” Quella fu l’ultima volta che Steve si fece intrattenere dalle seducenti sirene.
Trinity sapeva che Steve l’amava perché ad ogni sua osservazione, anche se inizialmente con un po’ di difficoltà, veniva ascoltata. In lui vedeva l’impegno di migliorarsi e di dimostrarle che il suo amore era vero.
Steve si impegnava con tutto il cuore in tutto ciò che faceva.
Il suo lavoro consisteva nel recuperare i bimbi smarriti: tutti quei bambini che non comprendevano il loro posto nel mondo e quindi si sentivano persi. Insieme a Trinity li accoglieva e li sfamava, donando loro amore e instaurando la fiducia che non erano soli.
Nonostante Steve avesse le sembianze di un eterno bambino, era maturo e aveva le doti che tutti i leader dovrebbero avere: un cuore grande, un interesse genuino nei confronti
del prossimo, la giusta severità per rimettere in riga ma anche tanto amore e compassione.
Era a conoscenza che tenere i bambini con sé provocasse dolore nelle loro famiglie di provenienza, perciò cercavano sempre di ristabilirli nel minor tempo possibile ma in modo tale che i benefici fossero duraturi.
Fu così che i bambini furono capaci di portare ciò che avevano appreso da Steve e Trinity nelle loro vite e anche nella crescita dei loro figli. Erano in grado di crescerli con la consapevolezza di essere nati con uno scopo e soprattutto dandogli tanto amore.
“Tu sei unico e speciale” era il messaggio che veniva maggiormente ricordato negli anni.
Steve e Trinity ne raccolsero orgogliosi i frutti: ebbero sempre meno bimbi sperduti perché nel mondo cresceva la consapevolezza del proprio valore e del proprio posto nel mondo.
Continuarono comunque a ricevere visite da tutti coloro che credevano ai racconti sulla loro esistenza.

12) Intrecciata alla luna
Lei era l’incarnazione della luna, pallida,
di un color perlaceo, di un biondo brillante adornato da ciocche bianche. Labbra rosa chiaro, con occhi azzurri e limpidi come il cielo o l’acqua del fiume che scorre senza interruzione verso una meta migliore.
Bella e irraggiungibile.
Io, con i miei vestiti bianchi macchiati di lacrime nere, piangevo per un amore che non potevo avere. Lacrime che ormai erano visibili sul mio volto rigato da giorni.
Con una berretta nera e il mio modo di camminare a testa bassa, ricurvo in me stesso, pensavo di poter passare inosservato alla vita. Quanto mi sbagliavo?
È la vita stessa a spronarci ad osservarci come uno specchio. Mi ritrovai così riflesso in un magnifico quadro, situato in una vetrina di oggetti d’antiquariato. Vi si scorgeva una figura d’uomo camminare per una lunga distesa tutto solo. Terra e cielo.

Ad una seconda occhiata notai che un uccellino blu lo accompagnava ed un fiorellino giallo lo aspettava alla fine del suo percorso. Ero davvero tutto solo nel mio dolore?
Quell’immagine mi diede conforto donandomi nuova speranza e ricordandomi che sono vivo. Pensai a tutti quei compagni di vita che cercavano di incoraggiarmi durante la strada.
Il mio cuore, allora ferito, non riusciva ad accettare tale calore, infatti si ergeva come un muro impenetrabile. Pensavo al tempo, che solo le mani di quella magica donna l’avrebbero scaldato, ma il destino aveva altro in serbo.
Ora, guardando indietro, trovai gratitudine per quei compagni. Li andai a trovare il giorno stesso e gli abbracciai piangendo. Fui accolto a braccia aperte ed il dolore scivolò un pò via, dando spazio ad un sentimento positivo di accettazione e comprensione.
L’indomani, cercai di capire chi o cosa era il fiore giallo. Un tenero cagnolone venne da me, tutto allegro e coccolone. Lo accarezzai un po’, fino a farmi condurre davanti ad una porta
di legno massiccio, con una finestra rivolta verso il mondo esterno.
Il sole fece spazio alla pioggia. Tutto infreddolito e stanco, feci suonare il campanello della casa. Quale ironia mi ebbe in sorte quella sera: fu la giovane donna della Luna ad aprire il portone. Esterrefatto, compresi che qualcosa si celava sotto questa improbabile coincidenza. Mi fece sedere a tavola e mi rifocillò, sotto lo sguardo protettore del suo tenero cane. Finito il pasto e ancora un po' confuso ed inebriato dal vino, fece per accompagnarmi alla porta quando mi fermai di fronte alla foto di una bambina dai capelli color dell’ebano. Sorrideva con le sue labbra fini e i dentini mancanti. Qualcosa crebbe dentro di me e venne fuori. Un dolore misto alla gioia. Portai la mano davanti al viso ed iniziai a piangere, singhiozzando, reggendomi a stento, scivolai pian piano verso il pavimento. Luna mi disse che era sua sorella, sposata ad un contadino per volontà dei loro genitori. Mi disse anche che ella aveva sempre serbato nel suo cuore, uno spazio per il suo primo amore.
Entrambi comprendemmo la situazione.
Mi chiese se ero io colui che le aveva regalato un anello fatto da sottili filamenti di ramoscello. Annuì con uno sguardo malinconico.
Eravamo due sognatori. Solo che io, nel dolore del suo matrimonio, mi buttai a capofitto
nel pensiero di qualcun’altra. Anche se non mi interessava davvero, e non sapevo che mi avrebbe condotto da lei. Christine invece, si era aggrappata all’amore per me, mantenendo
il mio anello nella sofferenza di tutti questi anni. Nella speranza di vedermi eroico, su un cavallo bianco per venire a prenderla, a salvarla.
Venni in fine a scoprire che il marito la maltrattava, ma non potetti intervenire. Era Christine ad essere chiamata ad abbracciare la forza che era in lei e comprendere che meritava di meglio. Il rispetto per se stessa doveva emergere e reclamare il suo posto.
La vita è una. Ci pone davanti delle scelte sulle quali dobbiamo ponderare e chiederci:
“Sto vivendo o sto sopravvivendo?” Afferrando così le redini della nostra vita, cavalcando verso un futuro migliore.
Così facemmo. Artefici del nostro destino, il quale al tempo stesso era intrinseco a momenti divini e angeliche rivelazioni che ci infondevano coraggio.
La vita non è che un pugno di sabbia il quale con un soffio ci sfugge lontano. Sii oggi ciò che desideri essere. Apprezza le persone al tuo fianco e sii grato, perché ogni cosa buona viene dal cielo. Possono esserci dei tempi da aspettare, degli incontri segnati dal destino, ma tu
attendi e avvicinati con coraggio. Non temere di sbagliare: è così che si impara e si può risollevare il prossimo. Impegnamoci a vivere una vita senza rimpianti.

13) L’avvincente storia di un pirata
Il giovane protagonista della nostra storia, Jun, osservava da anni il suo capitano spendere e spandere soldi, anche a costo delle vite di coloro che lui aveva caro.
Ciò che per lui contava era solo il denaro.
Jun aveva appreso così una lezione importante: di certo il denaro era utile, ma non faceva la felicità. Infatti il capitano, nonostante di giorno fosse circondato da persone, di notte si ritrovava sempre solo
e si chiedeva come mai non riusciva a trovare pace. Il capitano offriva sempre da bere ai suoi compagni, ma nel momento del bisogno si ritrovava solo e non ne capiva il motivo. In cuor suo invidiava l’apprendista pirata Jun. Perché lui, pur essendo una persona semplice e pur non avendo molti soldi, era allegro. Così allegro che al capitano dava rabbia e cercava di minare la fiducia del giovane facendolo sentire male con se stesso.
Però Jun, avendo capito ciò che conta nella vita, nonostante l’atteggiamento del capitano non li piacesse, riusciva a mantenersi tranquillo e in cuor suo sperava che il capitano un giorno avrebbe aperto gli occhi alla verità.
Jun finí per crearsi una propria ciurma, fatta di amici e di un’amore di sirenetta. La conobbe tuffandosi in mare, per salvare il suo amico a 4 zampe il quale era appena stato soccorso
da lei. Erano rimasti affascinati l’uno dagli occhi dell’altra ma finirono per ringraziarsi reciprocamente, un poco impacciati ed andare per le proprie strade, nonostante lui, nel suo cuore sentiva di volerla baciare e lei di volerlo conoscere.
Comunque il destino giocò le sue carte e li fece incontrare il giorno seguente: la sirenetta era inseguita da dei marinai, Jun la vide e riuscì con astuzia a depistarli, proteggendo lei.
Da quel giorno continua a proteggerla romanticamente mentre lei lo rende felice e sicuro.
Un pomeriggio il capitano decise di scontrarsi con il ragazzo. Ci furono feriti ma il tutto si concluse brevemente, con il capitano che decise di gettarsi in mare da solo. Questo perché aveva visto negli occhi di quei ragazzi qualcosa che desiderava ma non sentiva suo: un’alleanza basata sull’amore ed il rispetto reciproco.
Quegli occhi avrebbero fatto di tutto per aiutare gli altri. Il capitano pensò che non sarebbe mai stato capace di coltivare tali relazioni ma proprio quando tutto sembrava perduto, ecco che Jun riuscì ad afferrarlo.
“Sò cosa stai pensando e sí, non sei stato il massimo. Peró se hai il desiderio di cambiare, c’é speranza. C’é qualcosa di buono nel tuo cuore, non lo abbandonare.” Gli disse Jun.
Il capitano, dopo tanto tempo, si ricordò come ci si sentiva ad essere umili. Si mise una mano sul cuore e si inginocchiò davanti al ragazzo, chiedendoli perdono e ringraziandolo per avergli donato una seconda chance.
Jun lo abbracciò e ci fu una grande festa.
Grazie per aver letto! Spero che ti sia piaciuto😊⭐




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