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Fiabe - Parte 1

Dedicato a tutti coloro che vanno avanti nella vita con dei sogni e delle speranze.


Indice




1) Pearl & James

Una sirenetta abitava vicino ad una boutique in riva al mare. Più di ogni altra cosa, era affascinata dai calzari indossati dai manichini che osservava per ore.

È bizzarro, eppure capitava che la gente

perdesse le scarpe facendole arrivare dritte in mare, come se in qualche modo appartenessero alla nostra principessa. Pearl, infatti, le custodiva gelosamente

nel suo forziere, con la consapevolezza

e speranza che non fosse un caso ma bensì un presagio: un giorno avrebbe potuto aprire un negozio di calzature, proprio come le diceva il naso.


Nel buio più profondo, una notte, le fece visita un cavalluccio marino luminoso quanto una stella in cielo. A bocca aperta, Pearl lo osservò sorpresa a tal punto che lui le chiese: “Non hai mai visto nel più profondo della tua anima, nell’oscurità, una scintilla illuminare? Ebbene, io sono tale speranza che si cela nel tuo cuore venuto qui per darti una giornata migliore”. La sirenetta abbracciò commossa e piena di gratitudine il dolce animale, fino ad essere travolta da un vortice di acqua e sale che la fece delicatamente atterrare sulla terra asciutta con due gambe e tanta voglia di vivere e sperimentare. Venne così notata, Pearl, dalla proprietaria della boutique, la quale subito la prese a cuore per via della grande somiglianza della giovane ragazza con una sua vecchia amica d’infanzia.


Per qualche anno lavorarono insieme, fino a quando una notte, Constantine, venne chiamata in cielo, lasciando in eredità la sua bottega alla triste ma tanto grata principessa

la quale con speranza e la dolce Constantine nel cuore realizzò il suo sogno ed incontrò l’amore. Infatti il suo negozio crebbe a dismisura a tal punto che Pearl dovette assumere personale che la potesse aiutare. Fu così che conobbe James, un gran lavoratore appassionato tanto quanto lei. Il loro rapporto fu solo professionale fino a quando, per pura bizzarra coincidenza, i due si scontrarono per finire entrambi per terra. James teneva tra

le mani un contenitore il quale aveva al suo interno una scarpetta piena di preziosi. Lui le chiese bonariamente, con un sorriso sornione, di provare e vedere se era lei la fanciulla

che in lungo e in largo andava cercando.



I due scoppiarono a ridere e tanta fu la felicità della scarpetta perfettamente calzante

che qualche lacrima sgorgò sul viso di Pearl la quale sorridendo gli rispose: “É proprio vero: i sogni ci portano dritti tra le braccia del nostro destino.”


Così si concluse la giornata: con James e Pearl avvolti l’uno tra le braccia dell’altra con una promessa nel cuore sulle note di una dolce canzone d’amore.




2) L’umiltà del cuore



C’erano una volta in un regno lontano e pieno di luce, una principessa ed un principe sperduto. La principessa era in età da marito e il suo cuore gemeva per un amore puro, sincero, ma ahimè, purtroppo intorno c’erano molti rospi che mancavano di poesia. Siccome lei era gentile, c’era chi voleva approfittarsene. Uomini interessati solo a sé stessi, non curanti dei sentimenti e pensieri della principessa. Lei cercava di muoversi facendo la volontà del padre, la Luce del mondo. Non era sicura di come fare, però ci provava. Calore e lucciole la circondavano come in un abbraccio, facendola allegramente girare su se stessa, per ricordarle che ovunque lei andasse suo padre era con lei. La vita è un po’ come una giostra e la nostra principessa inaspettatamente si ritrovò davanti al principe sperduto. Lui aveva occhi buoni e gentili: un uomo dal cuore nobile, ma tante erano le delusioni di lei che la speranza di trovare un marito che l’amasse senza solo desiderasse le sue attenzioni, stava affievolendo. La solitudine le sembrava quasi confortevole. Avvenne che un giorno la Luce del mondo visitò il principe sperduto in sogno, mostrandogli sua figlia Annabel. Il re incoraggiava il principe Liam nell’avere pazienza ed aspettare che lei fosse pronta. Perciò Liam ne fu incoraggiato e si rimboccò le maniche. Tenere a bada i suoi sentimenti per Annabel non era certo cosa facile, il desiderio di stringerle la mano e di baciarla era ardente, ma il principe riuscì nel suo intento in maniera impeccabile. Il re era molto orgoglioso di lui. Liam cercava di far sentire la principessa Annabel al sicuro, compresa ed accettata. Lui le disse che dentro di lei c’era un sole che splendeva e questo la commosse, perché

nonostante le origini del padre, temeva che la luce dentro di lei fosse flebile.


II giovane principe, il quale iniziava a temere che la dolce principessa non sarebbe mai stata sua, venne visitato ancora in sogno dal re, il quale gli diede in dono un braccialetto magico. Un tocco fu sufficiente per far scaturire dal magico dono scintille arancioni e una voce profonda e fiabesca la quale gli disse che poteva esprimere 3 desideri. Il giovane nella sua vita aveva già riflettuto su cosa desiderasse e siccome lo Spirito conosceva già il suo cuore, non gli furono date limitazioni. Dall’onestà del suo cuore, Liam espresse il desiderio di aiutare il prossimo, di avere una casa e qualcuno di speciale con cui abitarla. Lo Spirito allora testò il ragazzo e gli chiese se desiderasse far innamorare qualcuno di lui. Il giovane esitò un momento ma rispose che non sarebbe stato un amore sincero e che lui desiderava qualcosa di vero. Lo Spirito è noto per non testare mai le persone oltre le loro forze e nonostante già conosce ciò che bramiamo nei nostri cuori, si compiace nel sentircelo dire. Ciò avviene per aiutarci, nel giorno in cui avverrà, di ricordarci che i nostri sogni sono diventati realtà. Così con un sorriso profondamente compiaciuto, avvolse il principe in una nube misteriosa colma di magia celestiale ed il giorno seguente, la principessa Annabel fu risvegliata con la consapevolezza della verità: l’uomo magnanimo che tanto ardentemente desiderava conoscere era stato al suo fianco per tutto questo tempo! In quel momento si accorse che lui, nel rispetto di lei, non l’aveva mai sfiorata, che evitava il suo sguardo fino

a quando lei non fosse abbastanza a suo agio nella conversazione, che manteneva una giusta distanza e che apprezzava gli sforzi di lei. Annabel ripensò a tutto ciò che il principe le aveva detto, a ciò che aveva fatto, a come le dava forza, alla visione che lui aveva di

una coppia, alla bontà del suo cuore e in tutto ciò fu presa da una profonda commozione.

Con il principe l’inverno si trasformava in primavera. Lui per lei era una nuova canzone, quando le pesantezze del mondo volevano farla sentire inutile, lui le ricordava del suo valore. Passarono i giorni e la principessa, colpita dalla dolcezza di Liam, fu pervasa dall’inarrestabile desiderio di sapere se i suoi sentimenti fossero corrisposti.


Nonostante il principe fosse di una cortesia ultraterrena, riservava un attenzione particolare per Annabel ma si sa, l’amore porta vulnerabilità e si teme, anche davanti ai gesti più espliciti, di aver interpretato male i segni. Perciò la principessa, presa dall’impeto, gli rivelò che stare accanto a lui, era come sentirsi a casa. Queste parole scaturirono un caloroso stupore nel cuore e nel viso del principe Liam. Intorno ai due innamorati comparirono nuvole con stelle scintillanti e un arcobaleno si estese su di loro come un arco della vittoria.

Una bellissima abitazione uscì dal terreno e Liam ed Annabel si alzarono delicatamente, tenendosi per mano e guardandosi l’un l’altra. Così fu segnata l’era di un nuovo inizio:

una casa, una compagna e tanti progetti per un futuro pieno di speranza che lo rese una benedizione per molti.


L’umiltà ripaga sempre e fa una grande differenza. Anche tu, non temere per il tuo futuro: sei in buone mani. Lo Spirito conosce il tuo cuore e ti aiuterà a portare alla luce e a far avverare i tuoi desideri.




3) Le scarpe di William

William continuava a sognarla: la giovane ragazza che ancora non conosceva ma che lo faceva sentire completo. Nella vita di tutti i giorni, a William piaceva collezionare scarpe di ogni tipo, in particolare però prediligeva quelle sportive. Spesso i suoi amici lo prendevano in giro per questa sua passione. Un giorno si ritrovò davanti,

quasi per magia, un volantino che avrebbe segnato il suo destino: in città c’era una nuova designer di calzari la quale invitava, per chi lo volesse, a mettere alla prova le sua abilità. Gli occhi di William presero a scintillare, così prese subito il cellulare e si mise a digitare la sua richiesta alla giovane imprenditrice fresca di laurea. Cindy accettò subito la sfida e si mise a lavorare. Passarono i giorni, idee zampillanti le sgorgavano dalla testa finché dovette chiamare ed incontrare il giovane di persona per comprendere cosa potesse fare al caso suo. Lui la guardava spiegare con una tale passione che non poteva fare altro che rimanerne ammaliato ed osservarla con occhi meravigliati e pieni di stupore. Lei non pareva mostrarlo ma quegli occhi da cucciolo la incoraggiavano ancora di più ad andare oltre ai suoi limiti. Trovarono così un accordo e tornarono entrambi alle loro vite.


Fatine comparivano in sogno a Cindy con idee innovative e rassicurazione sul da farsi. Mentre lei lavorava con gioia, il nostro ragazzo si trovò a litigare con il suo coinquilino

di casa per l’ennesima volta. Nonostante gli scontri tra loro, per via delle tante scarpe di William, non erano insolite, questa volta il nostro giovane fu scaraventato per magia in

una giungla lontana, solo e scalzo.


Da questo sfortunato evento, William ebbe tempo per riflettere sulla natura delle sue amicizie. Lui aveva un cuore generoso, c’era sempre per gli altri ma si accorse, dopo tanto tempo, di essere circondato da gente ma di essere effettivamente solo. Nessuno di loro

lo aveva mai aiutato o gli chiedeva cose su di lui. Avrebbe apprezzato qualcuno che si prendesse il tempo di chiederli come stava, di ascoltarlo, di uscire insieme per la gioia della sua compagnia e non perché aveva bisogno di qualcosa da lui. Loro gli davano un leggero senso di appartenenza ma era questo sufficiente? Adesso che era costretto alla solitudine

e alla riflessione, tutto gli sembrava più chiaro. Ogni tanto si diceva “mi sarei comunque comportato allo stesso modo” e va bene così. Tutto serve ad uno scopo.


Però adesso, per poter crescere in chi lui è destinato ad essere, si rendeva conto che le amicizie più strette giocavano un ruolo molto importante. Si dice “dimmi con chi vai e ti diró chi sei”. La nostra cerchia ci influenza e ha il potere di bloccarci in un punto fermo o di farci elevare.


Nonostante i pensieri e le emozioni nobili, alcune persone è meglio amarle da una certa distanza. La vita è una e sarebbe un peccato sprecarla in lacrime e sofferenza per via della compagnia sbagliata. Circondati di persone che credono in te, nei tuoi talenti e nella bontà del tuo cuore. Persone che ti confermino il loro amore, che crescano con te e ti spronino ad essere la versione migliore di te stesso. Allora sarai grato perché sia nel momento del

bisogno che in quello di gioia, avrai qualcuno che tifa per te. Qualcuno che condivida i tuoi dolori ma che ti dia forza e qualcuno che sia pronto a festeggiare con te.


Un mese passò e così Cindy si presentò davanti alla porta dell’abitazione di William. La ragazza non era una sprovveduta, infatti le sue fatine in sogno l’avevano avvisata: “Il tuo giovane non sarà facilmente reperibile. Osserva bene. Smaschera la menzogna.”


Fu così che non credette al coinquilino e notò subito che quest’ultimo indossava gli stessi calzari che vide indossare al dolce ragazzo. Siccome Cindy non era una persona comune e sapeva di vivere in un quartiere pieno di gente simile a lei, osservò con intensità l’uomo davanti a sé fino a che gli occhi le presero a fiammeggiare, così come l’appartamento di lui. Con la coercizione Cindy ottenne di essere teletrasportata dal suo caro William e sapeva, grazie alla sua magia, che avevano un biglietto gratuito per il ritorno.


Vide il suo tenero ragazzuolo seduto sotto un albero, un po’ sporco di terra e con lo sguardo basso. Lei gli si avvicinò, con delicatezza angelica porse una mano sotto il suo mento per sollevarlo un pochino e poterlo osservare meglio.


Nello sguardo di lui si intravvide un bagliore e subito si fecero languidi quei suoi occhietti. Si abbracciarono. Cindy mise il braccio del ragazzo sulla sua spalla e lo accompagnò alla sorgente d’acqua più vicina. Lui era stranamente taciturno, probabilmente non era sicuro di quel che vedeva. Quando Cindy gli lavò i piedi feriti, li asciugò con i suoi vestiti, li ricoprì con delle calze nuove e li fece indossare il magnifico nuovo paio di scarpe di cui avevano parlato, William si rese conto che non stava sognando.


Lacrime di felicità sgorgarono sul viso di lui, lei lo guardò con profonda tenerezza e si abbracciarono di nuovo. Un cuore così puro che anche gli occhi di lei si bagnarono.

William desiderava essere per Cindy il suo eroe e protettore, mentre Cindy desiderava amarlo e prendersi cura di lui. William, con un rinnovato senso di gioia e scopo nella vita, provò le scarpe: gli sembrava di essere leggero come una piuma, veloce come un puma e di saltare in alto come un topino canguro.


Cindy, con uno schiocco di dita, infiammò il sederino del coinquilino il quale subito fece tornare indietro i nostri due piccioncini, scusandosi ripetutamente con il nostro buon e misericordioso William. La coppia uscì dall’edificio.


Erano richiamati l’uno negli occhi dell’altra. L’introspezione di William nella giungla gli aveva fatto temere di non poter rivedere più la giovane imprenditrice, così con un po’ di insicurezza e speranza nel cuore, avvicinava la sua mano verso il viso di Cindy, la quale l’accettò e l’accompagnò con cura sul proprio volto.


I due si guardarono con intensa dolcezza, fino a quando il loro sguardo si poggiò sulle labbra dell’altro, le quali erano un grande richiamo e con quell’intensa passione, si baciarono come se non ci fosse un domani. Tutto intorno a loro pareva girare, scomparire

e ri-materializzarsi.


Tutto sembrava così sovrannaturale ma una cosa a loro era certa: avevano trovato la felicità che i loro cuori andavano bramando.




4) Tei Tei

Con i suoi grandi occhi, la bambina dai poteri magici, era capace di scrutare le profondità dei cuori della gente, comprendendo il perché delle azioni più malvagie e sviluppando così un senso di compassione. Se pur giovane, il suo talento le aveva donato rivelazioni incredibili su come le azioni riprovevoli fossero conseguenza di un duro vissuto. Infatti, come poteva una persona sviluppare tenerezza verso un animale se era cresciuto in un ambiente dove il cuore era di pietra? Elaborare il proprio vissuto, accettare se stessi, comprendere di essere liberi di rompere gli schemi nei quali si è cresciuti e fare le proprie scelte, li avrebbe resi liberi. Tei Tei ne era consapevole e desiderava aiutare le persone a guarire da quel veleno che gli amareggiava la vita.


Compiuti 15 anni, sua zia gli fece un incantesimo e la rese “normale”. La nostra adolescente fu così privata del suo talento e fu pervasa da un senso di impotenza. Infatti aveva basato la sua identità, fino ad adesso, sul dono che aveva, senza rendersi conto che era la sua stessa esistenza ad essere un dono prezioso. Non comprendendo più chi fosse ma con determinazione d’animo, si mise a fare passo dopo passo ciò che le riusciva meglio. La vita ogni tanto ci pone davanti ad uno specchio il quale ci domanda qualcosa che prima ci sembrava scontato: “Chi sono io?”. Quando confrontati con tale domanda dovremmo essere clementi verso noi stessi e non temere: il nostro valore supera ogni nostro difetto. Dobbiamo anche tener conto che ogni nuova consapevolezza e cambiamento, ci portano a qualcosa di nuovo e bello. Nonostante il dolore, come dopo ogni tempesta, il cielo ritorna sereno.


Così Tei Tei cominciò a mettere in pratica tutto quello che aveva appreso negli anni. Cercò

di aiutare il prossimo come poteva, basandosi sulle esperienze passate e sul suo intuito.

Ogni occasione era buona per porre le giuste domande, le quali altri non avrebbero osato chiedere, ma che se risposte con sincerità e apertura di cuore, avrebbero portato ad una guarigione.


Ad una giovine del villaggio che le chiese compagnia per svolgere una faccenda, un giorno le chiese: “Perché non dimostri a te stessa che sei in grado di farlo da sola?” Infatti la giovane si vantava della sua indipendenza, ma si ritrovava a chiedere a tutti di accompagnarla a fare ogni cosa. Purtroppo la giovane si offese e andò via, lasciando l’amaro in bocca alla nostra ragazza, per poi ritornare una mezz’oretta dopo per chiederle di pranzare insieme... TeiTei era senza parole. Prese un po’ di forze per risponderle con un flebile: “Ci devo pensare” anche se erano entrambe consapevoli che non sarebbe successo. TeiTei si chiedeva se sarebbe stato meglio stare zitta, ma ad un esame di coscienza, le sue intenzioni erano buone: voleva aiutare la ragazza ad essere coraggiosa e scoprire che, anche se fosse andata da sola, sarebbe andato tutto bene. Però alle volte le persone non sono pronte e devono seguire il percorso naturale per poter imparare dalle proprie azioni. In ogni caso la giovinetta aveva a cuore la nostra protagonista e si sentiva anche lei male per via della sua reazione, perciò ogni giorno la salutava e faceva una qualche carineria per farle capire il suo affetto.


Il paese iniziò a parlare della nostra giovane così bene che il rinomato dottore contattò

Tei Tei e l’assunse a lavorare per lui. La zia era furiosa. La sua magia non poteva nulla contro il potere onnipotente del destino. Chi semina, raccoglie e non bisogna smettere di fare il bene perché, al momento giusto, ne si mieteranno i frutti. Negli alti e nei bassi della vita, Tei Tei ha sempre cercato di fare qualcosa di buono, il suo cuore ne fu ripagato con gioia e onore.


Sua zia invece, aveva seminano terrore, discordia ed ogni cattiveria che l’avvelenava.

Tutto ciò non fece altro che ingigantire il malessere che aveva verso se stessa e la gente intorno a lei, ferita dalla sua cattiveria, l’abbandonò. Fu così che si ammalò ed i poteri di TeiTei le furono restituiti. Appena la nipote se ne accorse, si precipitò in ospedale dalla zia

e l’abbracciò forte: “Grazie per avermi mostrato chi sono veramente”.


Il cuore di ghiaccio della zia si sciolse, una lacrima le rigò il viso. Per tutta la sua vita si era sentita inutile ma in questo memorabile giorno aveva capito di essere servita ad uno scopo.

Dovette così arrendersi alla bontà del destino, comprendendo che ogni cosa coopera al bene e che l’amore non viene mai meno. Spirò così il suo ultimo respiro con una lacrima in viso ed un sorriso sereno.




5) L’educazione selvaggia



Lui era come un bagliore che ti acceca nella notte ma ti indica la via, come acqua fresca quando hai bisogno di dissetarti. Un adulto che cerca di imparare come un bambino ad adattarsi al mondo circostante ma rimanendo qualcosa di unico e speciale. E tu, tu che rimani lì ad osservarlo, rapita.


La magia negli occhi è amica di chi ha compreso che c’é sempre qualcosa da imparare.

Un incantesimo che appaga e accresce l’anima.


Lui mi aveva mostrato la giungla, un luogo a tratti buio e spaventoso, ma anche colorato ed affascinante. Lì aveva appreso la sopravvivenza e la sua educazione comprendeva l’essere un tutt’uno con la natura. I loro cuori battevano all’unisono e la sua corsa era come una dolce carezza sul terreno, se pur possente e veloce.


Io invece ero cresciuta in un luogo dove le apparenze sono all’ordine del giorno. Dove la gente indossa maschere per sopravvivere. Un luogo dove la maggior parte finge di essere felice, ti vende una vita che non gli appartiene e finisce per avere un vuoto che non verrà colmato se non con l’onestà e la vulnerabilità. L’amore non è per gli orgogliosi ma per gli umili di cuore. Non sopportavo l’insidia della gente per questo motivo me ne andai.

Non avrei mai pensato di incontrare così Atenai.


I nostri mondi si scontrarono come il giorno e la notte ma le nostre differenze non funsero da barriera, anzi, crearono una stabile fondamenta basata sull’accettazione ed il rispetto. Iniziammo cosí un nostro cammino insieme. Lontani dalla società a cui ero stata abituata, sentivo finalmente la pace della libertà. Anche i miei capelli volavano al vento a briglie sciolte.


Imparammo così che come noi abbiamo bisogno di riposo, anche la terra ha bisogno di un anno sabbatico per respirare. Per lunghi anni godemmo il nostro soggiorno in quel Paradiso terrestre, insieme alla dolcezza del frutto del nostro amore. Fino a che una notte, insieme, espirammo il nostro ultimo respiro e diventammo parte delle stelle.




6) La tenera dolcezza

C’era una volta una giovane bella ed intelligente. Tutti l’ammiravano, ma lei non se ne accorgeva, perché un velo di insicurezza le nascondeva quel fascino naturale che lei stessa possedeva. Celato a lei, ma non agli altri, non passava giorno sulla Terra senza che qualcuno fosse grato per la sua stessa esistenza. Questo perché, anche se lei alle volte lo dava per scontato, aveva il gran dono di farti sentire apprezzato, in un mondo dove spesso ci si sente dimenticato.


Molti giovani si contendevano la sua

mano, a mio parere non degni di un tale fiore delicato. Lei li ringraziava ed intanto sognava che prima o poi, un bravo giovane, l’avrebbe portata via ed amata dal profondo del cuore. Un giorno un giovane arrivò ed ella voleva ed ella desiderava portare via. L’aspetto inganna le persone ma la ragazza aveva il dono di vedere dentro il cuore.

Così afferrò la mano di lui e saltò in sella. Fiocchi di neve le accarezzavano il viso.


I preziosi cristalli le ricordarono che ognuno di noi è prezioso e speciale. Come un fiocco

di neve, abbiamo peculiarità che ci rendono unici. Questo la confortava e le ricordava del proprio valore.


Lei era l’unica con il suo vissuto, con il suo modo di pensare, di essere, di esprimersi e

con determinati talenti. Lei era qui perché aveva uno scopo sulla Terra. Nessuno poteva prendere il suo posto.


Il giovane l’aiutò a scendere dalla moto. Davanti a loro c’era un’enorme campana di vetro contenente al suo interno una rosa. Il giovane le raccontò come una strega, sotto mentite spoglie, decise di confinarlo in quella villa per via del suo approccio sgarbato. Gli disse

che solo il vero amore avrebbe potuto renderlo libero e spezzare l’incantesimo.


La rosa perdeva petali come lui si allontanava dalla villa ed ogni petalo in meno rifletteva

la vita di lui che si accorciava.


La nostra giovane era una romantica ma anche una realista. Dentro di sé sentiva che il giovane era quello giusto, ma sapeva anche che l’intimità tra due persone doveva essere coltivata. La fiducia, la sicurezza emotiva, la conoscenza e la comprensione reciproca.


Perciò i giorni passarono e la frustrazione cresceva nel ragazzo, perché si aspettava di avere subito quell’amore, ma lei era confidente e pervasa da una pace che supera ogni umana comprensione. Con gentilezza e bontà d’animo, la principessa riuscì a rassicurare

il cuore del giovane, il quale da una muro difensivo si sciolse e si mostrò più aperto e vulnerabile.


Lui aveva sempre visto le emozioni come qualcosa di cui vergognarsi, ma con lei, aveva compreso per la prima volta che accettandole e condividendole, permetteva a sé stesso

di essere amato in una maniera molto più profonda di quella che aveva sperimentato in precedenza.


La vita con lei diventò un paradiso. Arrivarono al punto che entrambi erano talmente

sicuri dell’amore l’uno dell’altra da avvolgersi in un tenero abbraccio sotto ad una calorosa coperta. In questa tenera maniera arrivò il bacio che spezzò l’incantesimo e permise ai due innamorati di vivere la vita dove volevano, confidenti che ovunque sarebbero andati, erano stati creati per fare la differenza ed essere amati.




7) La danza della gioia

C’era una volta una piccola ragazzina.

Cosí piccola che era facile trovarla nascosta dietro a delle foglie di castagno. Lei cantava e ballava alla luna, cosí come cantava e ballava al sole. Ogni fonte di

luce era per la ragazza la conferma che qualcuno di molto più grande stesse vegliando su di lei.


La giovane ogni tanto piangeva, circondata dalla rugiada, perché il suo cuore bramava un amore come quello che vedeva tra il tenero cucciolo ed il dolce coniglietto.


Il cagnolino prendeva il coniglietto per portarlo ogni volta in un posto confortevole e sicuro, inoltre, la circondava di fiori e le leccava il bel musetto scodinzolando la coda ricolmo di gioia.



Anche lei, dagli occhi grandi e stellati, desiderava un tenero eroe che la facesse sentire al sicuro e le ricordasse del suo valore. Perciò un giorno la ragazza si mise a creare una statua e nel crearla, gli raccontò della sua vita e di tutte le cose che le stavano a cuore. Arrivata la notte, si prese una coperta gialla e si mise a dormire ai piedi della sua creazione.


Un angelo, mosso a compassione per la nostra bella piccina, riempì le braccia della statua di castagne. L’albero di castagno perse così le sue foglie, le quali ora stavano circondando la giovane fanciulla e portarono vita alla bella statua dal volto etereo. Il giovane, come prima cosa, posò le castagne al suolo e diresse le sue mani verso il volto della giovane dormiente: la prima cosa che vide come prese vita, era la bellezza unica e rara della sua sognatrice.


Fu pervaso dalla tenerezza ricordandosi tutti gli avvenimenti che lei gli aveva raccontato il giorno prima. Vide la giovane tremare e quindi trasformò le foglie di castagno in una coperta e gli si mise vicino per scaldarla. Quando la ragazza si svegliò, si ritrovò una dolce sorpresa al suo fianco ed una coroncina di fiori sul suo capo. Gioia e commozione ebbero il sopravvento, lacrime di felicità le sgorgavano sul viso!


Sta volta erano il sole e la luna a danzare per lei, perché il sogno della ragazza, di gioia e lealtà, era finalmente divenuto realtà!




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